Le 5 lettere di addio più belle della letteratura

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Alcune delle dichiarazioni d’amore più belle si trovano in letteratura… e sono lettere di addio: eccone 5 che meritano di essere lette e condivise.  

Se si è alla ricerca di frasi sull’amore platonico, video o lettere d’amore per stupire un’altra persona, sul web c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Ci sono addirittura tantissime pagine d’amore su Facebook dove trovare citazioni di ogni tipo. Ma cosa si fa nel caso in cui si deve scrivere una lettera di addio a qualcuno?

Scrivere una lettera d’addio potrebbe essere infatti un modo esemplare per chiudere una relazione. Cosa c’è di più ineguagliabile della letteratura, allora, per poter trarre ispirazione? Ecco 5 lettere di addio scritte da grandi letterati dalle quali lasciarsi ispirare.

5. La lettera di Virginia Woolf al marito Leonard

Foto: franzidraws © 123RF.com

Era il 28 marzo 1941 e la scrittrice inglese Virginia Woolf scriveva una lettera di addio prima di morire indirizzata al marito. Ecco le sue parole:

Carissimo, sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere.

So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco neanche a scrivere come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi. V.

4. Lettera di addio via mail: Sophie Calle

Foto: Facebook

Non si può che essere solidali nei confronti di Sophie Calle, lasciata nel modo peggiore possibile: una freddissima mail.

Sophie è da qualche tempo che voglio scriverle e rispondere alla sua ultima email. È vero che ritenevo fosse meglio parlarle e dirle a voce quel che ho da dirle. Lo farò almeno per iscritto. Come ha potuto vedere in questo periodo io stavo male. Una sorta di tremenda angoscia contro la quale non posso fare granché se non procedere imperterrito per tentare di batterla in velocità. Quando ci siamo incontrati lei aveva posto una condizione: non diventare la quarta. Quindi io avevo promesso di non vedere le altre. Credevo che questo sarebbe bastato. Credevo che il suo amore e il fatto di amarla sarebbero bastati a far sì che sempre l’angoscia che mi spinge a cercare altrove si placasse. Ma le cose sono peggiorate. Quindi questa settimana ho ripreso a chiamare le altre.

Lo so cosa significa per me, in quale ciclo mi trascinerà. Non le ho mai mentito, non comincerò a farlo oggi. All’inizio della nostra storia lei aveva posto un’altra regola, il giorno in cui noi due avessimo smesso di essere amanti, per me non ci sarebbe stata la possibilità di vederla. Sa bene come questo vincolo non possa che apparirmi devastante ed ingiusto perché lei continua a vedere PRR. Oggi, però, è possibile commisurare l’importanza della mia decisione dal fatto che io sia pronto a sottostare al suo volere.

Quando invece non vederla più, non parlarle più, non cogliere più il suo sguardo sulle cose e sugli esseri, nella sua dolcezza su di me mi mancheranno infinitamente. Qualunque cosa accada, sappia che non smetterò mai di amarla nel modo che è stato il mio dal momento in cui l’ho conosciuta, e che si protrarrà in me e non morirà. Ma oggi sarebbe una orrenda buffonata tenere in vita una situazione per entrambi difficile ed insanabile. Ma sappia che quello che io provo per lei e quello che lei prova per me è l’ultimo pegno di quel che fu tra di noi e che resterà unico. Avrei tanto voluto che le cose andassero in un altro modo. Abbia cura di sé.

3. L’amore platonico di Goethe

Foto: Anibal Trejo © 123RF.com

Goethe scrisse queste parole nel 1786, rivolte a una donna che non avrebbe mai potuto avere dal vivo, perché di un altro. Leggendo la sua lettera si percepisce la forza di tutto il suo sentimento tanto dirompente quanto impossibile.

Le mie lettere ti avranno detto quanto io mi senta solo. Non mangio a corte, vedo poca gente, me ne vado a passeggiare solo e in ogni bel punto desidero di essere con te. Non posso fare a meno di amarti, anche più di quello che dovrei, e tanto più felice sarò quando ti rivedrò. Ti sento sempre più vicina a me, la tua presenza non mi lascia mai. In te ho trovato la misura per tutte le donne, anzi per tutti gli esseri umani: attraverso il tuo amore, la misura per la sorte di ognuno.

Non è che esso mi offuschi il resto del mondo, anzi direi piuttosto che me lo schiarisce tutto quanto, e mi rende possibile di vedere nettamente come sono gli uomini, cosa pensano, cosa desiderano, cosa fanno e godono: a ognuno concedo il suo, e dentro di me mi rallegro del fatto di possedere, io, un tesoro cosi indistruttibile. A te succede nella tua economia domestica quel che talora succede a me negli affari: non si vedono le cose, solo perché non ci si vuole fermare sopra gli occhi, e solo quando le circostanze appaiono chiare, anche le cose assumono un interesse. Poiché l’uomo si compiace sempre di agire direttamente e se è ben animato, ama mettere in ordine, disporre ogni cosa, aumentare il silenzioso dominio della giustizia. Penso di portare con me Weimar il cranio dell’elefante. […] Friz è buono e contento. Senza che se ne accorga, viene introdotto nel mondo e, senza saperlo, impara a conoscerlo. Tutto lo diverte: ieri gli feci leggere le suppliche e poi me le feci riferire. Moriva dalle risa e non riusciva a credere che ci fosse gente in cosi cattive condizioni, come appariva da quelle lettere. Amore mio. Addio mille volte amata. G.

2. Lettera di addio di Italo Calvino a Elsa de’ Giorgi

Foto: LaPresse

Una versione inedita del grande scrittore, che in pochi conoscono: è Italo Calvino innamorato.

Certo, il mio amore per te è nato come una protesta di individualista, protesta contro tutto un clima mosso da un bisogno profondissimo, ma con un significato generale, una lezione per tutti, di non-rinuncia, di coraggio alla felicità. Come questa lezione si tradurrà nell’opera creativa è ancora da vedersi. Se mi mancasse il tuo amore tutta la mia vita mi si sgomitolerebbe addosso. Tu sei un’eroina di Ibsen, io mi credevo un uomo di Cechov. Ma non è vero, non è vero. Gli eroi di Cechov hanno la pateticità e la nobiltà degli sconfitti. Io no: o vinco o mi annullo nel vuoto incolore. E vinco, vinco, sotto le tue frustate. No, cara, non hai nulla dell’eroina dannunziana, sei una grande donna pratica e coraggiosa, che si muove da regina e da amazzone e trasforma la vita più accidentata e difficile in una meravigliosa cavalcata d’amore. Ho la tua lettera dal treno.

Cara, amore ho sempre un’apprensione quando apro una tua lettera e uno slancio enorme di gratitudine e amore leggendo le tue parole d’amore. Il ritratto del giovane P.P. [Pier Paolo Pasolini, ndr] è molto bello, uno dei migliori della tua vena ritrattistica, di questa tua intelligenza delle personalità umane fatta di discrezione e capacità di intendere i tipi più diversi, questa tua gran dote largamente provata nei coetanei. È la stessa dote che portata all’estremo accanimento dell’amore ti fa dire delle cose così acute e sorprendenti quando parli con me di me che ti sto a sentire a bocca aperta, abbacinato un insieme d’ammirazione per l’intelligenza, o incontenibile narcisismo, e di gratitudine amorosa.

Ho più che mai bisogno di stare fra le tue braccia. E questo tuo ghiribizzo di civettare che ora ti ripiglia non mi piace niente, lo giudico un’intrusione di un moto psicologico completamente estraneo all’atmosfera che deve reagire tra noi. Gioia cara, vorrei una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e voglia di scrivere cose limpide e felici. Una stagione e non la vita? Ora basta, perché ho cominciato così questa lettera, io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro.

È forse anche qui la paura di soffrire che prende il sopravvento? Cara, cara, mi conosci troppo, ma no, troppo poco, devo ancora farmi conoscere da te, devo ancora scoprirmi a te, stupirti, ho bisogno di farmi ammirare da te come io continuamente ti ammiro. Sto scrivendo una cosa su Thomas Mann per il Contemporaneo sotto forma di lettera su cosa significa per me il suo atteggiamento d’uomo classico e razionale al cospetto dell’estrema crisi romantica e irrazionale del nostro tempo. Sono temi che ritornano puntualmente nella cultura e nell’arte contemporanea come nella mia vita: il mio rapporto con Pavese, o la coscienza della poesia, il mio rapporto con te, o la coscienza dell’amore. Io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro, siamo davvero drogati: non posso vivere fuori dal cerchio magico del nostro amore”. Italo Calvino

1. Oriana Fallaci e Alekos Panagulis

Foto: LaPresse

Sono stati una delle coppie più iconiche del Novecento: dalle parole di Oriana emerge tutta la forza del loro amore:

Alekos caro, ti scrivo nuovamente per dirti che sono stata felice di ascoltarti una seconda volta a telefono. Anche se non possiamo dirci molte cose perché tu non capisci nulla di quello che dico e io non capisco nulla di quello che dici, udire la tua voce è bellissimo. Io, dopo, mi sento meglio. Ti ringrazio per la risposta alla mia domanda su «cosa significa essere un uomo». (…) È una splendida risposta, migliore della poesia di Kipling. Forse la userò aggiungendo alle tue parole questa domanda per me: «E per te, cos’ è un uomo?». Così io potrò replicare così: «Un uomo è… una creatura come te. È te».

Tuttavia un particolare della tua risposta mi ha turbato. Quello che Andreas ha tradotto: «To love without permitting one love to become an handicap». In italiano: «Amare senza permettere a un amore di diventare un ostacolo». Ho creduto di capire che dicevi questo a me, non agli altri. Ebbene: io non sono e non sarò mai un ostacolo, un handicap. Io so che esistono cose ancora più grandi dell’amore di una persona o dell’amore per una persona. Ad esempio, un sogno. Ad esempio, una lotta. Ad esempio, un’idea. Ciao, a sabato. Al massimo, domenica. E, se posso, prima (…). Finito il lavoro a Bonn, mi fermerò in Italia per salutare mia madre che è malata. Poi volerò subito da te. Non pensare nemmeno un momento di abbandonare la clinica quando arrivo io. Se devi stare in clinica, starai in clinica. E io ti farò compagnia in clinica con una profonda conversazione in greco. Oppure giocando a scacchi. Ok? Aspettami. Io ti ho aspettato tanto. Oriana

Foto apertura: Maksym Chornii © 123RF.com

Amore e coppia
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