Wardrobe refashion: Alessandro D'Amati

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Un nuovo punto di vista sul wardrobe refashion: osare qualcosa di nuovo per divertirsi con la moda. Intervista ad Alessandro D'Amati, giovane sarto contemporaneo.

A domanda... risposta!

In questo periodo stiamo assistendo al ritorno dell’artigianato nella piccola bottega, come nasce la tua idea?
Ho studiato moda un po’ di anni fa e ho iniziato a lavorare nel settore in un ufficio stile. Ho deciso quindi di aprire uno spazio dove lavorare sul su misura. Chiunque entri da quella porta può farsi fare qualsiasi cosa: dalla camiceria, all’abito, al gioiello, al cappello, perché in questo spazio si pensa a seguire quelle che sono le esigenze del cliente, quindi tutto quello che viene pensato e tutto quello che viene prodotto è fatto ad hoc per lui o per lei.

Cosa significa essere un sarto contemporaneo?
Secondo me oggigiorno bisogna avere una preparazione a 360°, essere attento a tutto quello che ti circonda ed essere preparato su quelli che sono i colori, i materiali e le rifiniture, la modellistica, tutto quello che può essere utile sia per arricchirsi come persone e come professionisti e poi perché si offre un servizio ai clienti.
Alla parola “sarto” sorrido perché non mi sento un sarto, lo ritengo un termine troppo importante, per ora sono una persona che offre un servizio, che offre un look nuovo o la possibilità di rimodellare un capo a cui si è particolarmente affezionati e che non si vuole perdere.

La tua definizione di refashioning?
Refashioning per me è reinventare, può essere semplicemente cambiare un bottone o la lunghezza di una manica, staccare un collo da un cappotto o cambiare la fodera. Già solamente questi piccoli dettagli secondo me permettono di reinventare un capo, dargli nuova vita e renderlo magari più fresco, più leggero, più attuale.

Il refashioning che regala maggiori soddisfazioni?
Il cappotto è quello che mi dà più soddisfazione, perché posso fare un intervento che si vede, un esempio è un cappotto consegnato pochi giorni fa: l’ho sciancrato, ho alzato le spalle, ho cambiato la fodera, gli ho cambiato i bottoni, insomma, l’ho completamente stravolto.
La tasca, semplicemente nascondendo l’aletta e facendo vedere il doppio filetto, ha acquistato un’immagine diversa, più pulita, più leggera, e questo dà soddisfazione, perché con poco riesci ad ottenere un grandissimo risultato.

Perché scegliere un abito su misura?
Perché stanchi di entrare in un qualsiasi negozio, stanchi forse del poco contatto umano. Entrando in una bottega di questo genere si ha invece un contatto diretto con chi poi andrà a lavorare sul capo. Una persona che ascolta le esigenze del cliente, condivide il lavoro in tutte le sue fasi, dalla scelta colore alla scelta del materiale, alla scelta della modellistica, a qualsiasi tipo di dettaglio che poi andrà a comporre il capo.
Quindi c’è un contatto diretto tra cliente e persona che metterà mano al capo e secondo me questo è il valore aggiunto, il fatto di lavorare faccia a faccia, di condividere il lavoro.

Consigli di refashioning?
Il lavoro più immediato è sugli orli che sono veloci o semplicemente cambiare un bottone.
Bisogna capire quali sono le possibilità, non tanto economiche quanto le capacità manuali che è quello che conta.
Dipende anche dall’estro che ha la persona, da quanto uno vuole mettersi in gioco, da quanto vuole osare e rischiare.

Che cos’è per te la moda?
La moda è divertimento, serve a non prendersi troppo sul serio, a poter giocare. Oggi mi sento dark e voglio vestirmi tutto di nero, domani voglio ricordarmi di Kurt Cobain perché ho ascoltato un disco e allora mi metto una maglia a righe nera e rossa e domani ancora voglio fare il lord inglese perché ho il desiderio di una giacca con le cifre ricamate. Giocare, giocare, non prendersi troppo sul serio ed essere più easy.

CREDITS

Autore
Valeria Spera

Regia
Valeria Spera

Operatori
Valentina Mele

Montaggio
Valeria Spera

Esperto
Alessandro D'Amati

 

Bellezza e stile
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