Influencer: è la fine di un'era

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Engagement ai minimi storici, like invisibili, la ritirata dei grandi brand dai social: cosa sta cambiando su Facebook e Instagram? 

Gli influencer non "influenzano" più. Il triste verdetto arriva da un'indagine di Mobile Marketer che, analizzando i dati di Influencer DB, ha certificato una battuta d'arresto nelle attività di diverse stelle dei social network.

Secondo l'analisi le timeline degli utenti di Instagram sono talmente zeppe di post sponsorizzati, legati a eventi, prodotti e servizi promossi dagli influencer, da essere diventati "invisibili". Davanti all'ennesima foto "in partnership con", lo scroll arriva rapido e inesorabile.

È dunque la fine dell'era degli influencer su Instagram e Facebook? Facciamo il punto.

I dati dell'inchiesta

InfluencerDB ha fatto emergere chiaramente che i social sono in affanno. Il termometro è l'engagement, ovvero la relazione tra numero medio dei like per post su Instagram e numero di follower collegato al profilo. Il dato relativo ai post sponsorizzati è calato dal 4% al 2,4%, accompagnato da un crollo anche per quelli non sponsorizzati, passati dal 4,5% all'1,9%.

I primi rimangono più appetibili rispetto ai secondi solo perché il contenuto resta ancora "il re" delle piattaforme. La scelta di nascondere i cuori nei post degli influencer è stata fatta anche per stimolarli a produrre post migliori, senza intasare di "spazzatura" il feed. I post sponsorizzati non sono solo spinti dall'algoritmo perché portano soldi alla piattaforma, ma anche dalla maggiore cura nella loro creazione.

Del totale degli influencer analizzati, il 25% posta di moda, il 12% di cibo, il 7% di beauty e il 5% di viaggi. Ma il crollo dell'engagement ha interessato tutte le aree tematiche. Persino i viaggi, da sempre uno dei temi più seguiti su Instagram, è passato dall'8% del 2018 al 4,5% del 2019.

La riscossa dei micro influencer

Da questi dati sembra quasi che Instagram stia morendo, soffocato da ondate di post sponsorizzati, senz'anima. Le cose non stanno così. La piattaforma è più vitale che mai, superando per appeal il "fratello" Facebook. Ciò che sta cambiando è l'attenzione degli utenti.

Foto: Chiara Ferragni Gian Mattia D'Alberto / lapresse

Se prima Chiara Ferragni & Co. erano tra i profili più visitati e seguiti anche nella realtà, ora si guarda con maggior interesse a chi ha molti meno follower. È la riscossa dei micro influencer, profili con un'audience ridotta ma fedele, con contenuti ben calibrati e dal forte engagement.

È a loro che il brand guarda con maggior favore e attenzione oggi perché il loro tasso di engagement non è calato, anzi. Se i profili con più di 10.000 follower hanno un tasso del 3,6% a livello mondiale, quelli con un seguito compreso tra i 5.000 e i 10.000 utenti si attestano al 6,3%. Ma per chi supera i 1.000 e si ferma a 5.000 contatti il tasso di engagement sale a 8,8%.

La verità è che i micro influencer sono persone comuni, che conoscono quasi uno per uno i propri follower perché ci interagiscono quotidianamente dentro e, in alcuni casi, anche fuori dalla piattaforma. Nei loro elenchi ci sono pochissimi profili “sospetti”. Inoltre, le loro esperienze sono autentiche. Quando vanno in un ristorante, pagano di tasca propria, quindi possono permettersi di criticare e commentare apertamente il locale: ciò garantisce al follower un'informazione onesta e veritiera, ma soprattutto non condizionata da favori dei brand. Se il micro influencer fa un viaggio, dietro non ci sono altro che i suoi soldi.

Forse questa inversione di tendenza è stata innescata proprio dall'invidia per chi vive offrendo il proprio tempo e la propria audience ai brand in cambio di viaggi e cene gratis, vestiti, gadget ed esperienze. Forse si è tornati a ricercare il contatto umano e l'autenticità anche sui social.  

Foto di apertura: Chiara Ferragni Gian Mattia D'Alberto / lapresse

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