Casa di Carta stagione 3: tremate, tremate, i ladri son tornati

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Alla vigilia del debutto della terza stagione della serie tv di Netflix, facciamo il punto sulla storia, sui personaggi e su cosa dobbiamo aspettarci dal Professore (Attenzione: spoiler alert!) 

È una delle serie tv più insolite di sempre, tanto che non ha vere e proprie stagioni e ha costretto Netflix a “ricucire” e spezzettare i suoi episodi. Ha fatto impazzire la Spagna e poi il mondo intero, e ora sta per tornare con la terza e attesissima stagione. Stiamo parlando de La Casa di Carta.

Nata in Spagna e nota qui con il nome La Casa de Papel, questa serie racconta la storia di un gruppo di criminali alle prese con la rapina più straordinaria di sempre: stampare 2,4 miliardi di euro perfettamente legali nella zecca di Stato spagnola e fuggire verso un futuro di ricchezza e libertà perfettamente legale.

L’attesa per la terza stagione è finita: dal 19 luglio La casa di carta torna su Netflix. Facciamo un ripasso generale (attenzione: spoiler alert!) e scopriamo cosa ci attende nei prossimi episodi.

La casa di carta: dove eravamo rimasti

La casa di carta è la storia di un piano ingegnoso ideato da Sergio Marquina, conosciuto anche come Salvador Martín e meglio ancora come “il Professore”. Alle spalle, un passato in ospedale che ha pregiudicato tutta la sua infanzia. Se non ha ben imparato a gestire le emozioni, ha però coltivato svariati interessi: gioca a scacchi, parla molte lingue ed è un asso con gli origami.

La rapina perfetta è la sua ossessione. Il suo piano prevede di far entrare nella Fábrica Nacional de Moneda y Timbre un gruppo di persone che possano stampare denaro perfettamente legale. Per farlo, bisognerà sequestrare un buon numero di persone e avviare lunghe trattative con la polizia che diano il tempo alla squadra di stampare i quasi due miliardi e mezzo di euro in programma. Il team poi dovrà fuggire da un tunnel scavato ad hoc.

Il Professore raduna quindi un gruppo di persone con vari precedenti penali alle spalle. Li porta in una casa vicino Toledo e qui li istruisce su come prevedere ogni mossa e possibile sviluppo del piano. La chicca di questa gang è che nessuno usa il suo vero nome, ma adotta quello di una città. C’è Berlino, una specie di “vice” sul campo del Professore, che guida gli altri componenti: Tokyo, Mosca, Nairobi, Rio, Denver, Helsinki e Oslo.

La banda entra nella zecca, vestiti con delle tute rosse e indossando una maschera di Salvador Dalí. Sequestrano 67 persone. La polizia manda a trattare l’ispettore Raquel Murillo. Fra i sequestrati c’è anche la figlia dell’ambasciatore britannico, una vera manna per il Professore, che la userà per allungare i tempi delle trattative.

Tuttavia i criminali si lasceranno condizionare da molti avvenimenti e turbamenti emotivi nel corso dei giorni del sequestro. Tradimenti, innamoramenti (Come quello tra Monica/Stoccolma e Denver), liti e uccisioni si aggiungeranno all’offerta di un milione di dollari per ciascuna delle persone imprigionate che accetta di collaborare con il gruppo di criminali.

Nel finale i rapinatori riescono a fuggire con quasi un miliardo di euro. Qualcuno ci lascia le penne - nello specifico, Oslo e Mosca. Berlino si sacrifica per permettere la fuga al resto della banda (o almeno così pare). Infine, Raquel smette i panni del mediatore e vola in Thailandia con il suo “avversario”, il Professore.

I personaggi principali

Facciamo un veloce ripasso dei personaggi principali. Il più importante, perno fondamentale della storia è Il Professore. È lui la mente del gruppo, colui che sceglie le persone sulla base della loro capacità.

Poi c’è Berlino. Leader naturale, riesce ad essere calmo anche quando la pressione è alle stelle. È il fratellastro del Professore e forse per questo non riesce a gestire bene il suo lato emotivo. Vanta cinque matrimoni falliti e una malattia degenerativa minaccia il suo futuro, ma senza che possa condizionare il suo presente.

Mosca è la roccia del gruppo, complice forse il suo passato da scassinatore. Quando risponde alla chiamata del Professore, decide di coinvolgere anche il figlio Denver, ex spacciatore, meno pacato e più impulsivo.

E poi c’è Tokyo, che sin dal primo episodio fa delle cose che spingono l’ignaro spettatore a chiedersi, con violenza, “Ma perché???”. È uno degli elementi più instabili del gruppo: emotiva, impulsiva, se ne infischia delle regole del Professore, tanto da avviare una relazione sentimentale con Rio, giovanissimo membro della gang esperto di informatica e sistemi d’allarme.

Infine ci sono Nairobi, falsaria molto in gamba, Oslo ed Helsinki, due ex militari serbi.

Un successo che viene dalla Spagna

In principio era solo La casa de papel, una serie in onda sul canale spagnolo Antena 3 con episodi da 70-75 minuti ciascuno. Una follia per il metodo Netflix, che l’ha presa e l’ha riorganizzata, trasmettendo episodi di durata variabile tra i 40-50 minuti. Ne sono nati due tronconi, uno da nove episodi trasmesso durante la primavera del 2017, l’altro da sei, lanciato in autunno. Totale: quindici episodi.

Il successo è stato talmente travolgente, che Netflix ha messo in cantiere altre due stagioni. Si comincia con la terza, in programma dal 19 luglio, che non metterà la parola fine alla storia della banda. Netflix infatti ha annunciato che produrrà una quarta stagione da otto episodi.

La casa di carta: cosa sappiamo della terza stagione

In attesa di vedere i nuovi episodi, Netflix ha rilasciato un teaser in cui il Professore spiega il motivo del ritorno della banda: «Tutti coloro che vedono questa maschera come un simbolo della resistenza capiranno il motivo del nostro ritorno. La polizia ha arrestato uno di noi ed è tenuto prigioniero in un luogo sconosciuto. Non avevamo intenzione di tornare, ma vista la situazione, ci vediamo costretti a reagire. E questa volta faremo le cose in grande».

Dopo aver diviso il denaro i componenti della banda si erano separati, ma Rio è finito in mano ad alcuni uomini armati. da qui riparte La casa di carta. I nuovi otto episodi riprendono da questo punto, col Professore che dalla Thailandia, dove si trova con Raquèl, viene avvertito da Tokyo della situazione. La banda quindi viene riunita per liberare Rio e proteggere il segreto di tutti. Per farlo, cercheranno di mettere a segno un nuovo colpo: svaligiare la Banca centrale spagnola.

Nel trailer giungono nuove e importanti informazioni sulla banda. Ci saranno nuovi personaggi e tanti ritorni. Abbiamo già visto Álvaro Morte (“Il Professore”), ma ritroveremo anche Ursula Corbero (“Tokyo”), Jaime Lorente (“Denver”), Miguel Herrán (“Rio”), Darko Peric (“Helsinki”), Alba Flores (“Nairobi”), Esther Acebo (“Stoccolma”), Itziar Ituno (“Raquel Murillo”), Enrique Arce (“Arturo”), Kiti Mánver (Mariví) e Juan Fernández (Colonnello Prieto) e Mario de la Rosa (Suarez). Ai beniamini della serie si aggiungeranno Hovik Keuchkerian (“Bogotà”), Najwa Nimri (“Alicia”), Fernando Cayo (‘Tamayo”) e Rodrigo de la Serna (“L’ingegnere”).

Nel trailer della terza stagione viene mostrata una foto di gruppo e, sorpresa, c’è anche Pedro Alonso, l’interprete di Berlino. Sembra infatti che in una scena girata a Firenze l’agnello sacrificale della seconda stagione incontrerà nuovamente il Professore. Sul suo ruolo però resta il più fitto mistero.

Perché guardare La casa di carta

Il successo de La casa di carta si spiega così. In primo luogo è impossibile non parteggiare per i criminali. Non solo perché a volte combinano dei veri e propri casini, ma anche perché il loro piano parte con la gentile premessa di non fare del male a nessuno. Il fascino del male colpisce ancora.

Il loro passato oscuro, fragile e in molti casi doloroso, avvicina i personaggi allo spettatore, che empatizza con i criminali, arrivando a tifare per loro. La casa di carta crea dipendenza anche perché richiede la completa attenzione dello spettatore durante la visione.

In più, La casa di carta è un parco giochi per gli appassionati di cultura pop. Il Professore in fondo non è altro che un geniale nerd, capace di infarcire il suo piano di tantissimi riferimenti culturali molto familiari ai Millennials. Inoltre, chi può ignorare i rimandi alla filmografia di Quentin Tarantino (in special modo a Le Iene)?

Infine, La casa di carta ci piace anche esteticamente. Le tute rosse, le maschere, le ambientazioni, persino la bellezza degli attori - tutto concorre a creare un contesto godibilissimo, che dia piacere agli occhi quanto alla mente.

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