Joaquin Phoenix in Joker: «Il mio riso che sa di pianto»

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Joaquin Phoenix, "il più grande attore vivente", a detta di Todd Phillips, dà vita a uno Joker che incanta e commuove.

«Non ero sicuro di essere in grado di farla. Avevo paura che suonasse falsa, ridicola» - confessa in conferenza stampa Joaquin Phoenix, magnifico Joker nel nuovo film di Todd Phillips presentato  in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia. «La mia risata è stata sottoposta a delle vere e proprie audizioni – continua – Todd voleva che fosse dolorosa, che lasciasse trasparire tutto il male che stava facendo al personaggio». Gli fa eco Phillips: «Abbiamo sviluppato 3-4 risate di Joker, diverse a seconda delle situazioni, fino ad arrivare al riso finale, che è di vera gioia».

Joaquin Phoenix e Todd Phillips assieme al Festival di Venezia - Photo by Alberto PIZZOLI / AFP

Il ghigno straziante di Arthur Fleck scandisce i ritmi di una delle versioni cinematografiche più belle mai viste del celebre cattivo di Gotham City (nelle sale italiane il 3 ottobre). Il Joker pagliaccio di Philipps ride. Ma ride perché sta male. Ride ogni volta che subisce un torto. Ogni volta che si sente a disagio. E a guardarlo ridere così, si soffre. Perché il riso di Arthur Fleck è un riso che sa di pianto. "Mi chiami Happy, ma non sono mai stato felice una volta nella mia vita", confessa alla madre, Penny (interpretata dalla malinconica e cadente Frances Conroy di Six Feet Under e American Horror Story).

Foto: LaPresse

Nelle pieghe sonore della sua risata involontaria e incontrollabile si nascondono anni di abusi e di disagi, i colpi bassi di una società che lo trascina fino ad un punto di non ritorno. Fino alla dissociazione e alla pazzia. Fino alla trasformazione da emarginato invisibile agli occhi dei più a malvagio clown dai capelli verdi e dalle labbra rosso sangue.

È dimagrito molto, Phoenix, per interpretare Joker. E il suo corpo scavato, incurvato, emaciato, nervoso, ossuto, sembra fatto apposta per incarnare un personaggio fatto di ombre, ma anche di bagliori di luce: «A me piace la luce di Arthur – dichiara Phoenix – non solo il suo tormento, ma anche la sua gioia, la sua lotta per la felicità. Ci ho lavorato per 8 mesi provando a rendere il passaggio tra chi era Joker prima e chi è diventato dopo. Non avevo mai interpretato un personaggio simile. Fino all'ultimo giorno di riprese ho continuato a scoprire delle nuove cose su di lui. Mai successa una cosa così» .

Foto: LaPresse

Joker al cinema ha avuto molti volti. Da Cesar Romero (Batman, 1966), rimasto nella leggenda perché rifiutò di tagliarsi i baffi, ben visibili sotto il cerone, per esigenze di copione, al superbo Jack Nicholson col suo inconfondibile ghigno malvagio (Batman, 1989), fino ad arrivare a Heath Ledger, che ne Il cavaliere Oscuro di Nolan riesce a darne un'interpretazione ancora più memorabile di quella di Nicholson.

Ma non l'avevamo mai visto un Joker così. Così diverso, così fragile, così umano.

Adesso Phoenix, “il più grande attore vivente”, a detta di Philipps, rischia seriamente di vincere l'Oscar. Ce la farà? Forse. L'unica cosa certa è che l'eco della sua risata vi risuonerà a lungo nelle orecchie ...

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