Winston Churchill e Regina Elisabetta II: storia di un legame profondo

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Sin da piccolina la sovrana ha potuto contare sulla solida presenza del primo ministro inglese: ecco come hanno cementato la propria amicizia negli anni.

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Nella prima stagione di The Crown, la Regina Elisabetta si ritrova faccia a faccia con Winston Churchill, rieletto primo ministro ma visibilmente rimasto nel passato, logorato dal tempo. Tuttavia le sue qualità politiche aiutano la sovrana a familiarizzare con il proprio ruolo istituzionale. La loro amicizia era iniziata anni prima, durante i bombardamenti di Buckingham Palace, avvenuti nel 1940. Alla morte di Churchill, Lilibet scoprì di aver perso un vero amico.

Nonostante la neutralità prescritta dal protocollo e dalla legge britannica, secondo il magazine Express Elisabetta II ha un suo primo ministro preferito: Winston Churchill.

Winston, Elisabeth e l'ora più buia

Winston Churchill divenne primo ministro nel 1940, rimanendo in carica fino al 1945. Fu il protagonista degli anni della seconda guerra. Il film L'ora più buia ci ha regalato un racconto fedele di quelle battaglie e delle tribolazioni di un uomo considerato dagli inglesi uno dei padri della nazione.

Nel 1940 Buckingham Palace fu più volte bombardata. Davanti alle macerie, la Regina Madre disse: «Ora non ho più barriere davanti agli occhi e posso guardare a testa alta l’East End», uno dei quartieri più poveri di Londra, distrutto dai bombardamenti.

Nello stesso anno l’allora principessa Elisabetta, fece il suo primo annuncio radiofonico. I suoi destinatari erano i bambini evacuati a causa delle bombe. «Stiamo tentando di fare il nostro meglio per aiutare i nostri coraggiosi marinai, soldati e aviatori... stiamo provando a sopportare il pericolo e la tristezza della guerra» disse, «ma noi tutti sappiamo che alla fine tutto andrà bene». Nonostante i pericoli, la royal family non lasciò Londra e rispettò i razionamenti.

Il vecchio politico e la giovane regina

Nel 1951 Winston Churchill fu rieletto primo ministro, ritrovandosi a dialogare con la piccola Lilibet, ormai cresciuta e diventata Regina il 6 febbraio 1952. Da una parte c'era una giovane sovrana, bisognosa di guida ma anche desiderosa di essere rispettata nel suo ruolo e nella sua autorità. Dall'altra c'era un vecchio politico, logorato nel corpo e nello spirito.

Il sito ufficiale della famiglia reale afferma che la monarca ha “un rapporto speciale” con chiunque arrivi a guidare il Paese. Ma non può esprimere preferenze per nessuno, né votare. Al primo incontro con il primo ministro, il sovrano può solo incaricare formalmente il premier di formare il governo. Eppure negli anni Churchill è stato uno dei pochi a scalfire questa neutralità.

Sarà perché è stato il primo a incontrare la neoregina 27enne. Sarà per lo straordinario legame tra Churchill e re Giorgio VI, padre di Elisabetta. Sta di fatto che tra i due c'era un legame sincero, vero. Il nipote di Churchill, Nicholas Soames, ha dichiarato: «Penso che la regina apprezzasse l’esperienza di mio nonno e lui naturalmente le voleva bene. L’amava davvero. Intendo dire che lei faceva nascere in lui tutte le romantiche idee di sovranità e monarchia».

Le dimissioni di Churchill 

Secondo quanto racconta il Daily Mirror, nel 1955, anno in cui Churchill terminò il suo servizio per la nazione, la regina Elisabetta inviò al leader una lettera scritta a mano per fargli sapere quanto gli mancassero i suoi consigli e la sua presenza da quando si era ritirato dalla vita politica.

Nella lettera la sovrana scrisse che nessun altro politico sarebbe mai stato «in grado, per me, di prendere il posto del mio primo Primo Ministro, a cui sia io che mio marito dobbiamo molto e per la cui saggia guida nei primi anni del mio regno io sarò sempre, profondamente grata».

Il funerale e il protocollo infranto

Alla morte di Churchill, nel 1965, Elisabetta fu la prima ad arrivare al suo funerale, ancor prima dei famigliari dell'ex primo ministro. Infranse il protocollo per lui: infatti la regina è sempre l'ultima ad arrivare in un'occasione speciale. La guida di Churchill ha rappresentato per Elisabetta II quella di un padre, e non c'è protocollo che possa contenere un legame simile.

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