Esplorazione secondo Alex Bellini

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Che sia un continente, una stanza o se stessi, l'esplorazione è uno dei bisogni istintivi dell'uomo, che ne ha determinato l'evoluzione. Ecco la definizione costruita da un vero esploratore.

Alex Bellini non è un semplice esploratore. Oltre al pianeta, gli piace avventurarsi tra le infinite potenzialità della mente umana. Infatti, oltre a lanciarsi in folli avventure per il globo, fa anche il mental coach.

La sua professione è il risultato anche di una grande curiosità e uno spirito di avventura indomabile, che lo ha portato a spingersi lungo i 10 corsi d'acqua che portano il 90% della plastica nei mari. Per amore del pianeta, racconta il suo viaggio su questo sito.

Per il nostro Vocabolario delle Celebrità abbiamo chiesto ad Alex Bellini di rintracciare i contorni della definizione della parola esplorazione. Ecco cosa abbiamo scoperto.

La tua definizione di esplorazione: cos'è per te?

Esplorazione è la volontà, insita in ognuno di noi, di curiosare e di guardare oltre ciò che conosciamo. Ma è anche una necessità per lo spirito umano.

Qual è il tuo primo ricordo legato all'esplorazione ?

Avevo circa sei, forse sette anni. All’epoca vivevo ad Aprica, provincia di Sondrio e mi ero fatto disegnare da mio padre, su un tovagliolo di carta, i sentieri dietro la mia casa. Munito di borraccia a tracolla e bussola mi avventurai in quel dedalo di sentieri. Non andai lontano perché dopo un paio di ore ero già tornato, ma quel piccolo viaggio di scoperta fu importantissimo e ancora oggi mi nutro dell’emozione di quel momento. Ebbi la sensazione di riconnettermi alla natura.
 
Quando pensi a "esplorazione" qual è la parola o l'aggettivo che gli associ nella tua mente?

D’istinto direi solitudine perché per molti anni ho inteso l’esplorazione come un’attività che, per dare i migliori frutti, doveva essere compiuta individualmente. Oggi non ne sono più tanto convinto, si può esplorare anche in squadra o equipaggio, ma è un altro genere di esperienza.

Com'è cambiata l'esplorazione nel corso del tempo?

Nel corso della storia umana è cambiata molto. Nelle epoche passate l'esplorazione era guidata da scopi commerciali, da sete di conquista e orgoglio nazionale. Oggi è interpretata da molti come passatempo, come vacanze per ricchi. Poi c’è chi la interpreta come bisogno dell’essere umano, cioè la necessità di riconnettersi alla natura e attraverso questa connessione ci ricordiamo chi siamo e dove vogliamo andare.

Tuttavia si esplora ancora per scopi commerciali, basti considerare le rotte di collegamento marittimo tra Europa e Stati Uniti che per effetto dello scioglimento dei ghiacci perenni rende possibile il passaggio a nord-ovest o le varie missioni spaziali alla conquista degli altri pianeti. Persiste anche un elemento di conquista (pensiamo all’uso che si fa della parola conquista nell’alpinismo) e un elemento di orgoglio nazionale, ma sempre maggiore è l’orgoglio è individuale.

L'esplorazione che pratichi è anche quella interiore, la self-exploration: come si fa e cosa hai scoperto di te stesso in questi anni?

C’è anche chi esplora se stesso per conoscersi. È la forma di esplorazione che mi piace di più, ma anche quella più rischiosa, perché poi alla fine bisogna fare sempre i conti con se stessi. Ciò che ho scoperto è che sono fatto di tante personalità, talvolta anche personalità contrastanti: il folle, il saggio e il cercatore che corrispondono ai vari archetipi, cioè le personificazioni di tappe fondamentali lungo il processo di individuazione del sé.

Tra i fondamentali archetipi Jung citava anche quello dell’Ombra, cioè il riflesso, la figura negativa portatrice dei nostri limiti. Le mie esperienze di esplorazione mi hanno portato a conoscere ed accettare anche la mia ombra.

Ora ti stai spingendo nell'esplorazione dei 10 fiumi responsabili di portare in mare la plastica: cosa pensi di questo materiale?

La plastica è un materiale fantastico, un vero miracolo della tecnologia. È straordinario sotto tanti punti di vista. Quale altro materiale può assumere le varie forme che sa prendere la plastica? Per esempio il PET, con cui sono prodotte le bottiglie d’acqua, si può trasformare in una giacca o in una penna.

Però è orribilmente imperfetto dal punto di vista ecologico perché è persistente, non si biodegrada. Pensa, per esempio, che è ancora in circolazione, in una forma o in un’altra, la prima bachelite prodotta nel 1907.

La plastica ha anche un altro vantaggio: costa poco. Questo, paradossalmente, si trasforma in uno svantaggio ecologico perché costa così poco che siamo disposti a farne un uso singolo e poi buttarla via. Gli sforzi per il futuro dovrebbero essere fatti proprio in questa direzione: accrescerne il valore percepito, cosicché le persone ci penseranno due volte prima di gettarla. 

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