Coronavirus: le donne in prima linea

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Da Francesca Colavita a Chiara Ferragni, dalle donne in corsia a quelle dietro un laptop o a un microscopio, ecco le figure femminili che stanno facendo la differenza durante la pandemia da Covid-19.

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Come per tutte le rivoluzioni sono le persone a fare la differenza. Donne e uomini in prima linea, ogni giorno, per salvare vite, aiutare e rassicurare. Si odono ai microfoni sempre e solo voci maschili, che parlano di numeri, statistiche e misure governative. Ma ci sono anche volti di donne al centro della scena. È successo a Francesca Colavita, che insieme a Maria Capobianchi e Concetta Castilletti, ha isolato il coronavirus, mettendo un primo e importante tassello nel cammino verso la sconfitta del Covid-19. Ma non sono state le sole.

Mentre gli epidemiologi stanno osservando una maggiore propensione del coronavirus ad attaccare più gli uomini delle donne, in questa pandemia sono tantissime le protagoniste della lotta al Covid-19.

Ecco sei donne a cui oggi dobbiamo molto.

Francesca Colavita, Maria Capobianchi e Concetta Castilletti

Dall'ospedale marchigiano di Torrette sono state le prime ad accendere la speranza nel cuore di chi lottava contro il Covid-19. Francesca Colavita, Maria Capobianchi e Concetta Castilletti sono riuscite a isolare il ceppo di coronavirus. Dopo l'analisi di decine di tamponi raccolti dal reparto, le studiose di virologia sono giunte all'importante risultato.

Infatti, l'isolamento del virus ha permesso di varare le contromisure per limitare il contagio e, si spera, per arrivare a un vaccino efficace. Inoltre, lo studio dell'infezione ha permesso di valutare anche i farmaci più adatti per contrastare la diffusione e limitare la pericolosità della patologia.

Nel team solo Francesca Colavita era precaria e, dopo questo grande e importante successo, lo Spallanzani ha deciso di assumerla. L'Istituto aveva già intercettato Colavita e le sue capacità e aveva richiesto il nulla osta necessario ad assumere già l'8 novembre 2019. Ora Colavita potrà mettere la sua esperienza e la sua dedizione per la ricerca al servizio di uno dei centri più attivi nella lotta al coronavirus.

Elena Pagliarini, l'operatrice sanitaria stremata

Elena Pagliarini lavora a Cremona dal 2018 e, a sua insaputa, è divenuta il simbolo della lotta contro il coronavirus grazie a uno scatto molto toccante. Con la testa abbandonata su un lenzuolo ripiegato a mo' di cuscino, mascherina e camice ancora addosso, Elena cercava di riposare qualche minuto dopo una notte estenuante. La foto è stata pubblicata su Nurse Times

Come ha poi raccontato lei stessa, «al pronto soccorso dell’ospedale di Cremona avevo iniziato il turno alle nove della sera prima. Erano le sei del mattino. Ma quella notte era successo di tutto. La sala era piena di pazienti spaventati, con moltissime persone in insufficienza respiratoria molto grave. Gente di tutte le età, la febbre saliva in modo repentino. La cosa che mi colpiva di più era che non dicevano nulla: erano nel letto e tacevano. Però avevano gli occhi della paura». Ricordando quel momento, Elena ha aggiunto: «Ero stremata, scusate se sono crollata prima della fine del turno». Ma chi oserebbe rimproverarla?

Alessia Bonari, l'infermiera con i lividi

Alessia Bonari è una delle infermiere in prima linea nella lotta al Covid-19 e ha messo in evidenza la paura di questi professionisti, che viaggia di pari passo con lo sforzo fisico legato al loro lavoro. Un piccolo simbolo, mostrato in uno scatto potente: i lividi dovuti all'uso intensivo della mascherina e degli occhiali protettivi che tutti gli operatori devono indossare durante il proprio turno.

Sono un'infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono del tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato”, ha scritto su Instagram.

 
 
 
 
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Sono i un'infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

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Chiara Ferragni e la raccolta fondi

Chiara Ferragni è stata protagonista con Fedez di una raccolta fondi da 4 milioni di euro, che ha portato alla realizzazione di un nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele di Milano. Gli operai sono al lavoro giorno e notte e in un paio di settimane dovrebbe essere operativo. Ai Ferragnez sono bastati 5 giorni per raccogliere 200 mila donazioni personali. Tra tutti i messaggi - a volte controproducenti lanciati dagli influencer - questo è uno dei migliori e più efficaci in tempi davvero difficili.

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