Alcolisti Anonimi, la storia di Claudio

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Dopo due notti di delirium tremens, quest'uomo ha deciso di dire basta al suo mondo fatto di vino scadente e disperazione e si è rivolto ad Alcolisti Anonimi: ecco come è tornato ad essere sereno.

"Dopo due notti di delirium tremens - qualcosa che non auguro a nessuno - non ce l'ho fatta più. Ero disperato. Così ho chiamato Alcolisti Anonimi". Il percorso di rinascita di Claudio comincia da lì, da quel corpo che trema per l'astinenza da alcool.

La sua storia d'amore con la birra e il vino inizia da giovanissimo, quando l'alcol serviva a togliersi un po' di paure di dosso, ad essere più simpatico. Se gli amici bevevano una birra, lui doveva berne due. Poi tra i 40 e i 45 anni - ricorda Claudio - non poteva fare a meno di bere nemmeno per andare in banca.

"Sono arrivato agli Alcolisti Anonimi per pura disperazione, perché non avevo voglia di morire".

"Pensavo che fossero un organismo comunale, così ho aspettato fino alle otto del mattino per chiamare": una prova di resistenza a cui non tutti sopravvivono. C'è chi si scoraggia e dice "ce la faccio da solo", ma poi non ce la fa mai. "Sono nato con delle fragilità - spiega Claudio - che gli eventi hanno fatto esplodere. Si beve per dimenticare i problemi, ma se tutto il mondo andasse a bere sui problemi, sarebbe pieno di ubriachi".

alcolisti anonimi

Foto: Andriy Popov © 123RF.com

Quando è arrivato ad Alcolisti Anonimi Claudio veniva da anni e anni di sbronze casalinghe a suon di Tavernello, che costa poco ed è in cartone, "così quando lo buttavo non faceva rumore".

"Non avevo più emozioni, sensazioni, passavo la giornata aspettando che finisse per ubriacarmi. Ero morto dentro".

Il 6 ottobre 2005 è iniziata la nuova vita di Claudio. "Sono andato al gruppo in piazza Wagner, a 500 metri da casa mia, e ho trovato un posto in cui se dicevo 'voglio smettere di bere ma non ne sono capace', tutti dicevano "va bene così". Nessun giudizio. "Fuori ti dicono 'fallo per tua moglie, per tua figlia. Invece nel gruppo mi hanno detto 'fallo per te, cerca di volerti bene', cosa che mi ha sconvolto".

Un'altra cosa che Claudio ha imparato sin dalla prima seduta è che l'alcolismo è una malattia. Poi c'è stato il momento delle 24 ore. "Ho pensato 'che fregatura'. E invece ho scoperto che viaggiare con la mente troppo in avanti, può essere dannoso perché viviamo adesso. Ci chiamiamo il popolo delle 24 ore per questo".

"La cosa più bella è che queste persone mi hanno raccontato la loro vita senza sapere chi fossi e solo per il piacere di aiutare gli altri, mettendo a disposizione la propria esperienza e il proprio tempo", ricorda Claudio, che aveva anche tentato la strada della psicologia e psichiatria, ma senza successo. "Loro l'alcolismo l'hanno studiato, noi l'abbiamo vissuto".

Da dodici anni e mezzo Claudio non tocca un goccio d'alcol, ha divorziato, ha una nuova compagna, è tornato a lavorare come libero professionista e ha perso 50 kg nell'ultimo anno. Ha avuto delle sbornie secche, "malessere simile a quello che avevo quando bevevo, perché avevo e ho delle emozioni che non riesco a controllare. Ma grazie ai Dodici Passi e al programma, riesco a vivere meglio".

A chi vuole smettere di bere ma non ci riesce, Claudio consiglia di accettare l'aiuto che viene offerto: "Non bisogna pensare di farcela da soli, di essere gli unici a soffrire o che il problema non abbia soluzione. Bisogna provare e non dire 'lo faccio domani', bisogna farlo subito. Sul domani ci ho vissuto un vita e non ho combinato niente".

Anche dopo aver acquisito un equilibrio lontani dall'alcool, bisogna partecipare alle riunioni, una vera e propria palestra delle emozioni, dove imparare a relazionarsi di nuovo col mondo. "In molti dopo due anni mollano perché pensano di aver risolto il problema principale del bere. Ma il meglio non è smettere di bere, ma imparare a vivere serenamente". E per quello ci vuole qualche riunione in più.

Foto apertura: ocusfocus © 123RF.com

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