La musica come terapia: intervista a Luca Dondoni

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Per amare, per rilassarsi, per divertirsi, per viaggiare, per ricordare... Luca Dondoni racconta il potere quasi magico della musica nel suo libro Musictherapy - La musica può tutto.  

La musica fa star bene. Forse più delle altre arti - perché più immediata - è capace di provocare emozioni e sensazioni straordinarie. Può riportare in luoghi e tempi lontani, "accarezzare" nei periodi bui, ricaricare quando le energie scarseggiano, rallegrare, addolcire, intensificare ogni momento. 

Un potere quasi magico che Luca Dondoni, giornalista musicale, ha voluto raccontare nel sul libro Musictherapy - La musica può tutto, nel quale accompagna il lettore in un intimo viaggio alla scoperta di brani e autori che hanno fatto la storia della musica internazionale. «La musica ci fa stare meglio, ci fa stare bene, ma a volte può anche farci stare "male": ci può intristire perché evoca emozioni e sensazioni, e in alcune circostanze può diventare un pugnale», ha detto a DeAbyDay.

Il suo primo incontro con la musica?

In queste pagine racconto come è arrivata la musica nella mia vita, partendo dall'inizio (tant'è vero che l'incipit del libro è "ero piccolissimo"). Per me è stato uno tsunami, cioè ho imparato ad ascoltare la musica e la musica è arrivata nelle mie orecchie facendomi scoprire veramente mondi nuovi. Me ne sono innamorato subito, specialmente di una cosa che poi sta alla base della musica, secondo me, che è la melodia. La melodia ha sempre fatto sì che io mi innamorassi più o meno di una canzone, più o meno di un brano, insomma per me è stata veramente magia.

Cosa ti ricorda "Chiara's tune" di Paolo Jannacci?

Mio figlio, immediatamente, perché Chiara's Tune di Jannacci è il brano che ascoltavo quando mia moglie era incinta e, in particolare, quasi tutta la notte della nascita di mio figlio mentre ero in macchina tra la clinica pediatrica e casa mia. Se uno mette due note di quella canzone mi viene in mente esattamente dove stavo, a quale incrocio, in quale via di Milano.

Una canzone per rilassarsi?

Io uso chiaramente la playlist del mio libro, però senza dubbio c'è un pezzo di Joe Sample che è In all my wildest dreams ("Nei miei sogni più selvaggi"). Il bello è che il titolo farebbe immaginare chissà quale botta di canzone... ebbene in realtà è calma pura.

Una canzone per amare?

Io metterei un pezzo di William de Vaughn che i Massive Attack hanno coverizzato: Be thankful for what you got. I Massive Attack l'hanno resa una canzone di un erotico e di un sensuale... anche grazie al video che hanno usato per raccontarla. Una canzone per amare, se intendiamo per fare l'amore, è quella.

I generi musicali per te più trapeutici?

Per me lo smooth jazz, quello un pochino più morbido, più tranquillo, è "terapeuticissimo". Mi dà calma, mi tranquillizza, mi permette di ragionare meglio. Ci sono persone che non riescono a stare tranquille o a pensare meglio se non c'è il silenzio totale. Io senza musica non ce la potrei fare.

Un concerto che per te è stato terapeutico?

Lo cito anche nel libro: il Let's dance world tour di David Bowie 1983 Anaheim Stadium. Quel concerto, in quel posto, a Los Angeles... era la mia prima volta in America e per me è stata la svolta della vita per quanto riguarda certe cose. Alla fine di quel concerto mi sono detto: "Io voglio fare questo mestiere". 

CREDITS

Riprese: Maurizio Poletti
Montaggio: Claudio Lucca

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